sonno-bambiniÈ il pediatra spagnolo che con i suoi libri ha chiarito senza se e senza ma che i bambini piccini hanno bisogno della vicinanza, del contatto, dell’affetto dei loro genitori.

 

Carlos González, fondatore dell’Associazione Catalana per l’Allattamento Materno, è autore di bestseller conosciuti e amati anche in Italia e parteciperà alla Fiera del Bambino Naturale che si terrà a Chiari, il 13 e 14 giugno. Un appuntamento da non perdere per tutti i genitori che hanno apprezzato i suoi libri, ma anche per i futuri e neogenitori che ancora non lo conoscono e desiderano saperne di più sui veri bisogni dei bambini.

 

In attesa di poterlo incontrare di persona, sabato e domenica prossimi, ecco un breve spunto di riflessione a proposito delle esigenze dei neonati e di un argomento di grande interesse per i neogenitori, ovvero… il sonno dei bambini. Si tratta di tre risposte del dottor González, tratte da un’intervista che gli avevo fatto alcuni anni fa per il mensile Dolce Attesa.
Buona lettura e appuntamento a Chiari!

 

Dottor González, uno degli argomenti su cui lei si sofferma in modo particolare è il sonno. Che cosa pensa del fatto che sempre più bimbi oggi sembrano soffrire di problemi del sonno?

 

Innanzitutto è un problema di concetto. La maggior parte dei bambini piccoli si svegliano più volte durante la notte e hanno bisogno di dormire con i genitori. Se qualcuno afferma che i bambini devono dormire da soli e senza interruzioni a partire dai sette mesi e chi non lo fa ha un problema di sonno, allora ecco che ci sono milioni di bambini con problemi del sonno. È assurdo. Come se qualcuno dicesse che i bimbi di quattro mesi che usano ancora il pannolino soffrono di incontinenza urinaria oppure che i bambini di due anni che non sanno fare le divisioni hanno un ritardo mentale: immediatamente trasformerebbe tutti i bambini sani in “malati”.
Però poi, c’è anche il fatto che i bimbi a cui viene imposto di dormire da soli stanno male, piangono di più durante la notte, sono più insicuri… Probabilmente non si tratta soltanto di un errore di valutazione, ma stiamo creando dei veri e propri problemi di sonno ad alcuni bambini.

 

esperto-sonno-bambiniLei critica duramente i metodi per “insegnare” a dormire, cosa suggerisce allora ai genitori per sopravvivere ai risvegli dei propri bambini?
La maggioranza dei genitori scopre presto che, mettendo il bimbo nel proprio letto, dormono tutti abbastanza bene. Quando il bambino può stare vicino alla sua mamma, ogni volta che si sveglia la può toccare, la odora, la sente respirare, si tranquillizza e si riaddormenta subito (molte volte ciuccia un po’ dal seno, ma spesso la mamma non si sveglia completamente e alla mattina non sa se ha allattato il figlio due o cinque volte).

 

Invece se il bimbo è in un’altra stanza, la mamma si deve svegliare del tutto, percorrere il corridoio freddo e consolare per svariati minuti suo figlio (che trova molto difficile riaddormentarsi perché ha pianto ed è completamente sveglio). Quando la madre riesce a tornare a letto e riaddormentarsi, il bambino sta per svegliarsi un’altra volta. È troppo stancante. Il problema è che alcuni esperti, non so bene perché, hanno proibito ai genitori la soluzione più facile e sensata. Sembra che il bimbo che dorme con i suoi genitori debba diventare un mostro, o impazzire, o chissà quali altre catastrofi. Molti genitori non osano accogliere il bimbo nel lettone, altri lo fanno sentendosi colpevoli: cercano di far dormire il bambino altrove e lui piange, loro si arrabbiano e lo sgridano, poi si pentono di averlo sgridato e lo riaccettano nel lettone e, ancora, si sentono colpevoli…

 

Il suggerimento che emerge dai suoi libri è quello di rispondere ai bisogni dei bimbi in modo sempre pronto e sollecito, senza timore di viziarli o di ostacolare il loro cammino verso l’autonomia. Ma come si concilia questo con lo sviluppo dell’indipendenza e con l’educazione del bambino?
Proprio mentre gli offriamo amore e contatto fisico, mentre rispondiamo con sollecitudine ai loro bisogni, stiamo educando i nostri figli e li stiamo aiutando a diventare indipendenti. Trattandoli con rispetto, consolandoli quando piangono, gli stiamo insegnando a trattare a loro volta gli altri con rispetto. I bambini non diventano indipendenti quando hanno “poca mamma”, ma quando hanno avuto la mamma a disposizione tanto che il loro bisogno di lei e delle sue cure è stato pienamente soddisfatto.
Dopo diversi decenni in cui i bimbi sono stati lasciati da soli, che non sono stati presi in braccio, e sono stati portati al nido il più presto possibile, abbiamo forse una generazione di giovani più indipendenti?

 

 

 

Giorgia Cozza